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02 giugno

Spunti per il PD

Inserisco qui il mio intervento al recente Congresso della terza Unione. Dato che, come del resto tutti gli interventi fatti dai compagni del circolo, ha riscosso successo presso il "grande pubblico" (san lorenzo incluso), probabilmente è utile socializzarlo.
 
"Anzitutto qualche cenno sul quadro nazionale: una breve ricognizione delle condizioni in cui versa il Paese credo sia utile, oltre che a riflettere e a discutere, anche ad inserire il nostro lavoro dei mesi a venire in un’ottica di più ampio respiro e, quindi, a valorizzare ogni singolo sforzo, rendendo ciascuno  più consapevole del compito cui è chiamato.
 
Il nostro è il Paese delle questioni. Ultimamente è riemersa la questione settentrionale; oltre al dato elettorale, è riaffiorato un sentimento in realtà mai sopito, cioè il senso di sostanziale estraneità di un pezzo d’Italia rispetto alle direzioni politiche provenienti da Roma. Evidentemente la relazione non può che essere biunivoca: non si è cioè in grado di intercettare le necessità di una fetta della popolazione che chiede di prestare maggiore attenzione alle proprie trasformazioni produttive e sociali.
 
La questione Meridionale, atavico problema mai risolto: il punto è la totale assenza di una vera azione politica tesa a scardinare il predominio delle organizzazioni criminali anzitutto nelle dinamiche economiche; l’assenza o comunque l’inefficacia di valide politiche che consentissero alle istituzioni di attecchire, ha portato due gravissime conseguenze: agli esordi del fenomeno, la creazione di sistemi che supplissero, con le modalità che tutti conosciamo, all’assenza delle istituzioni; poco dopo e fino ad oggi, la tessitura di legami sempre più fitti e allo stesso tempo impalpabili con il mondo della politica e delle istituzioni. Nel frattempo, chi si è messo in prima linea con serietà e senza indugi è stato ucciso e,  al di là di commemorazioni, intitolazioni di strade scuole o aeroporti, sono veramente pochi quelli che proseguono il lavoro di La Torre, Falcone, Borsellino (solo per citare gli esempi più significativi), peraltro spesso rimanendo isolati. Non si fa altro che parlarsi addosso vomitando dichiarazioni d’intenti, salvo poi indugiare nell’affermare con decisione che chi non è perfettamente estraneo ad ambienti mafiosi non può stare in commissione antimafia o tentennare di fronte al tentativo di sterilizzazione della 109/96, la Rognoni- La Torre (quella sulla confisca di beni e aziende alla mafia).

Questione giovanile: dai 6 ai 25 anni circa il giovane medio italiano si fa un culo grande come una casa per avere una solida preparazione. Nel frattempo deve però affrontare continue riforme dell’istruzione e universitarie: se riesce a resistere, si laurea e si aprono per lui le porte del “fantasmagorico mondo del lavoro”: quando va bene sei mesi qui, sei mesi lì, stage, co.co.co., contratti a progetto e tutta una serie di palliativi al suo problema principale, quello di trovare stabilità e pensare a cosa sarà della sua vita fra venti, trenta anni. Nel frattempo però, non può spingersi molto in là con la fantasia, perché c’è da tenere a bada la vescica, ché se si alza per pisciare sarà probabilmente costretto ad abbandonare la cuffietta con microfono che lo aiuta a tirare avanti.Riforma delle pensioni? Che importa, lui probabilmente non avrà una pensione, quindi scusatelo se il dibattito su età pensionabile e TFR non lo inducono a stracciarsi le vesti. Tanto peggio se è una ragazza: inspiegabilmente guadagnerà meno di un suo coetaneo maschio.

Alcune questioni si presentano poi come delle vere e proprie emergenze: casa, ambiente (non ultima la questione dei rifiuti) sviluppo sostenibile, alle quali aggiungerei la modernizzazione del sistema delle imprese, perlopiù bloccate da assetti proprietari ingessati, piramidi, scatole cinesi, in cui i c.d. manager possono gestire (spesso male) importanti società rischiando pochissimo e tirandosi fuori al momento opportuno con enormi guadagni personali, il tutto senza un intervento chiaro e forte da parte di chi dovrebbe avere a cuore l’interesse dei cittadini, che di questa incapacità (o mancanza di volontà, anche politica) di rendere più competitivo il mercato subiscono le conseguenze più gravi.

Ognuna delle questioni di cui ho detto ha mille sfaccettature e implicazioni. Anche i problemi apparentemente più lontani hanno sulla vita di ognuno di noi delle ricadute. Ad ognuna è necessario dare delle risposte concrete.

E’ necessario modificare il linguaggio, trovando un modo di comunicare con tutto ciò che sta aldilà della realtà a noi più conosciuta (spesso l'unica), il partito; oltre a noi una miriade di realtà con le quali dobbiamo cominciare da subito a stringere rapporti di collaborazione. Occorre un modo nuovo di confrontarsi con i problemi di ogni giorno: ascoltare, stare fisicamente accanto alla gente e non rimanere imprigionati fra le mura di una sezione, ma soprattutto elaborare politica partendo dal basso, avviando un processo di rinnovamento di cui ognuno di noi può e deve essere autore;  se si vuole realmente dare corpo a quella che viene avvertita finora all’esterno come un’idea piuttosto astratta, il Partito Democratico va riempito di contenuti, e in gioco c’è oggi la possibilità di incidere da subito sul processo di formazione e sulle linee-guida che il nuovo soggetto si darà. Per portare a compimento il processo di svecchiamento del dibattito politico è necessario puntare su nuovi schemi; è auspicabile che il partito che ci accingiamo a costituire si dia nuova linfa: dai vertici fino alla più piccola realtà occorrono nuove idee e soprattutto volti nuovi. Stando al comitato dei 45, la cui età media è 57 anni, le premesse non sono delle migliori. E' necessario dare un segnale, ed è possibile farlo da subito: sono d'accordo con la proposta di un consiglio politico dell'unione relativamente ristretto: ne va della funzionalità dell'organo che dobbiamo designare; mi auguro al tempo stesso, per i motivi e in vista degli obiettivi di cui ho parlato finora, che siano adeguatamente rappresentati tanto i giovani quanto le donne, le risorse finora maggiormente sprecate"

 
                                              Dino Lattuca